Niente soldi ma “Notti Bianche” dell’Automotive, per salvare il settore

Di , scritto il 01 Giugno 2020
mercato automotive

Mercato ed incentivi: la politica dell’Automotive in Italia si declina in decine di sigle che si uniscono in una sola voce esclusivamente quando si tratta di battere cassa con il Governo. Il disastro del settore nazionale ha come causa scatenante le crisi internazionali, ma amplificato da inettitudini tipicamente nostrane. Fare corpo unico e manifestare non è una opportunità, per la politica dell’Auto. Oggi è sopravvivenza.

Chissà cosa avrebbe scritto Trilussa, quello del sonetto “La politica”, riferendosi al mercato italiano dell’Auto. Di certo avrebbe tenuto le strofe d’esordio: “Ner modo de pensà c’è un gran divario”…

Le decine di sigle a capo di qualcosa nel comparto, alias l’intellighenzia imperante (nel Paese, tenetelo presente, che ha quasi il record mondiale di “associazionismo pro-capite”) del settore ben poco ha ottenuto contro l’appetito fiscale dello Stato, o verso la tutela di un comparto industriale nazionale che ancora oggi vale circa il 10% del PIL. Una volta, prima della globalizzazione e del mercato libero, “San” Alejandro De Tomaso avrebbe protetto l’Impresa nazionale ottenendo con un bel po’ di dazi e supertasse doganali, o almeno così avvenne nel settore del motociclo, fino a 30 anni fa. Ed infatti non è un caso che solo fino ad un attimo prima che le frontiere si aprissero, il primo produttore europeo di automobili fosse in Italia, non in Germania.

Dopo, per circa 30 anni, l’Italia si è comportata come avrebbe fatto ogni vecchia gloria: appannata dal ricordo di antichi splendori, si è lentamente persa. In parole povere, siamo diventati – per il mondo dell’auto – un mercato periferico.

30 anni, tantissimi, per raccogliere oggi le ossa di un comparto che da tre Gruppi e 11 Marchi è passato al “monocolore” FCA, e dove anche i tanto rinomati “Distretti” tentano di ritrovare la considerazione e l’eccellenza di un tempo. Nel frattempo ben poco si è fatto sia per ridurre l’emorragia di brevetti, R&D, formazione e tutela del Know How in quei comparti, ad esempio quello dei macchinari industriali e della subfornitura, ma anche quello della Componentistica e dello sviluppo tecnologie.

Su tutto, infine, la “lobotomizzazione” dei Dealer, che da protagonisti strategici sul territorio sono diventati meri “punti di appoggio” dei Marchi che sempre più prepotentemente hanno diffuso la finanziarizzazione dell’acquisto. Di tutto questo oggi rimangono le ceneri di un passato che non c’è più, e che sempre meno tornerà se l’unico punto all’Ordine del Giorno delle “Tavole Rotonde” di settore rimarrà quello di far arrivare soldi, o meglio “la roba”, a Dealer e Commercianti sempre più dipendenti ed intossicati dalle proprie stesse incapacità e disattenzioni. Senza dimenticare che nei modi più sbagliati l’Automotive ha ricevuto negli anni un fiume di denaro: Incentivi, Bonus, Iper-ammortamenti, ed ancora Bonus ed incentivi. Risultato? Il nulla, contro tante iniziative che si sarebbero potute e dovute prendere per incentivare la formazione tecnica e la dotazione strumentale degli operatori del Service Management; oppure per sostenere la spesa media di manutenzione degli italiani attraverso la parziale detraibilità per le spese in sicurezza e controllo del Parco circolante. Perché nel frattempo, nella disattenzione generale, l’eccellenza italiana nel mondo si è trasferita dai “Brand auto” alle Imprese del Service e della componentistica. Ai Dealers, ai Noleggiatori, insomma al mondo della distribuzione, le geniali scelte strategiche degli ultimi anni hanno invece regalato centinaia di migliaia di usati costosissimi da sbolognare nei piazzali di vendita…

Per questo, purtroppo, io sono totalmente d’accordo con questo Governo che spero non voglia decidere, alla fine, per la solita sventagliata di incentivi all’acquisto a favore di Dealers e Case Madri ma che definisca, a favore del Consumatore medio, una scaletta di “Bonus” (termine mai così inflazionato) destinato ad una combinazione di possibili attività: dall’acquisto di Nuovo od Usato, al ripristino o riconversione del parco circolante, o addirittura per altre operazioni correlate alla mobilità (Carta Punti per Sharing e/o Noleggi, installazione WallBox elettriche residenziali, etc…).

Dare i soldi a chi nel corso degli anni ne ha davvero buttati tanti per la propria auto, è in primis un buon primo passo per una “pace” fiscale e sociale tra Stato vorace ed Automobilisti. Agli operatori di settore, invece, al fine di riavvicinare passione e favore del potenziale Cliente, suggerisco (appena possibile) di organizzare tutti insieme una “notte bianca”. Fidatevi, sarebbe un bel gesto per ritrovare il contatto ormai perso con il Cliente.


Riccardo Bellumori.

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