Giugiaro: quel ragazzo genio di 80 anni

Di , scritto il 07 Agosto 2018

Quando fu presentata la “Bizzarrini Manta” nel 1968, la rivista Motor Trend lo definì “il ragazzo genio”.

Non aveva ancora compiuto 30 anni, ma quel giovanotto talentuoso che aveva incantato un altro genio come Dante Giacosa (che lo volle nel Centro Stile Fiat) prima di quella Manta aveva già salito a passo doppio la scala del successo in brevissimo tempo.

E fu così che Giugiaro detto “Giorgetto” divenne prima Responsabile alla Bertone, poi alla Ghia, ma non era ancora del tutto appagato. La sua visione del Design industriale era talmente globale da rendergli insopportabile la serie di limitazioni strutturali che la tecnologia dell’epoca imponeva ad una creazione libera e davvero innovativa.

Quando il Design non era ancora “Industrial”

All’epoca stilisti e modellatori di auto erano in eterno conflitto con i responsabili dell’industrializzazione di prodotto. Lo stilista disegnava le forme di carrozzeria, vetrature, fanaleria, interni.  I modellatori procedevano alla realizzazione a mano del prototipo, per dare una visione tridimensionale alle forme.

Ma poi, finita l’epoca dei “battilastra” e in ossequio ai processi di produzione industriale, quello che succedeva dopo era roba da mettersi le mani nei capelli: quel fanale così non poteva essere saldato, quella vetratura così curva era impossibile da inserire nella scocca, quell’altra lamiera doveva essere risagomata per evitare vibrazioni e risonanze, ed altro ancora.

Per Giugiaro forma e funzione dovevano raggiungere un equilibrio che solo la progettazione integrata poteva garantire. E non solo nell’auto.

E’ dunque nel Febbraio del 1968 che fonda la “SIRP” Ital Design insieme ad un uomo e grande amico a cui il Politecnico di Torino, nel conferire la Laurea Honoris Causa in Ingegneria, assegnò la definizione di “uomo di progetto enciclopedico”, capace di concepire a 360° gradi l’ingegneria di un veicolo. Questo uomo si chiamava Aldo Mantovani.

Nasce la ItalDesign

Giugiaro e Mantovani, molto semplicemente diedero vita ad una idea rivoluzionaria: fondarono la Italdesign, la prima vera organizzazione di industrial design globale al mondo. Giugiaro disegnava le sue opere d’arte; l’altro socio, Aldo Mantovani, si occupava di definire la fase industriale, cercando e personalizzando (o progettando) i macchinari necessari alla produzione di ogni particolare.

Italdesign infatti definiva sia lo stile, che la messa in opera industriale, che la pianificazione finanziaria (costi e ammortamenti) di tutto il nuovo processo.

Italdesign divenne in poco tempo un faro per tutta la produzione automobilistica mondiale: fu il primo Centro Stile occidentale a lavorare con giapponesi, russi e coreani, fu il vero e proprio “nume” che ha di fatto “inventato” la Hyundai e la Daewoo.

Ha disegnato le auto della rinascita Bugatti.

Ha creato una serie di best seller mondiali che non è facile neppure contare.

Non solo Auto

Ha regalato all’Italia il dominio sul design industriale per almeno 30 anni insieme a Pininfarina, a Bertone, a Zagato, e a tutti gli altri maestri del Design; ma anche associandosi a nomi bel lontani dall’auto.

Giugiaro, è stato infatti il designer che ha reinventato e pensato auto, moto, elettrodomestici, pasta da cuocere, biciclette, orologi, penne, bottiglie, pensiline degli autobus, treni, cellulari, computers, telefoni, divani, lampade, articoli musicali, sanitari, medicali, arredi urbani, loghi e marchi di aziende e di Istituzioni, barche, ciabatte e posate, vestiti e caffettiere, accendini e posacenere, e mille altre cose ancora.

Probabilmente in questo momento in cui mi leggete, intorno a Voi e a Vostra disposizione trovate più oggetti disegnati da Giugiaro di quanti Voi stessi potreste averne in mente.

Eppure, dopo un ingresso sempre più pesante di Volkswagen in azionariato di ItalDesign , il 2 Luglio di 3 anni fa Giorgetto e il figlio hanno venduto il restante 9% di pacchetto azionario ai tedeschi, e  si sono dimessi.

Ma sono bastati una manciata di mesi, perché Giugiaro papà e figlio fondassero una nuova sfida: GFG Style – Moncalieri – una factory che, come prima sfida, ha regalato per i primi 80 anni di Giorgetto una Concept elettrica a quattro posti, la Sibylla.

Giugiaro infatti compie 80 bellissimi anni il 7 Agosto. Quest’anno, dove l’anniversario dei suoi 80 anni coincide con i 50 della ItalDesign.

Ed ora Sibylla, voglio credere che sarà la prima di una nuova lunga serie di opere d’arte con cui il “ragazzo Genio” continuerà a farci sognare.

Io praticamente lo adoro da quando, studente delle Medie e appassionato di auto, dovunque giravo gli occhi vedevo qualcosa di suo.

Memorabile una lezione tenuta da lui all’Università sulla storia dell’Auto, proprio lui cui è stata insignita la Laurea in Architettura ad Honorem. A lui, che, per rilassarsi, un tempo percorreva le colline torinesi cavalcando le moto da Trial, sua antica grande passione.

E per ringraziarlo di avermi educato al “bello e funzionale”, vorrei solo raccontare un aneddoto, forse poco conosciuto, per raccontare il mito e l’uomo. Pochi ricordi, perché per tutta la sua storia non basterebbe una enciclopedia.

Nel 1981 Giugiaro raccontò di aver rifiutato una modifica che un Gruppo giapponese aveva elaborato su una sua creazione.

Gli stilisti del Marchio avevano prodotto una semplicissima modanatura laterale da applicare sulla fiancata, una cosa minimale ma assolutamente non prevista da Giorgetto. Il Mito allora si irrigidì e rifiutò di firmare il layout dicendo: “quello che è inutile non ce lo voglio su una mia macchina”.

Auguri, Giorgetto. Eterno ragazzo ed eterno Genio. Buon compleanno!



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