Quel pasticciaccio brutto dell’Euro 3 che uccise il mercato auto (nel 2019)

Di , scritto il 07 Novembre 2018

Euro 3Fino ad Ottobre 2018 compreso in Italia sono state immatricolate nuove auto per complessive 1.633.364 di unità. Un numero di poco inferiore al complessivo degli stessi 10 mesi del 2017. Questo riporta un Outlook del Centro Studi Promotor.

Risultato lusinghiero se si pensa al fatto che quest’anno non ha operato lo scriteriato (secondo me) “Super ammortamento” degli anni passati anche sulle auto per trasporto privato. Tuttavia Ottobre 2017 non registrò un PIL fermo come oggi, e le autoimmatricolazioni operate dai “Sostituti d’Acquisto” (Concessionarie e Case Madri) raggiunsero negli ultimi giorni dello scorso Dicembre cifre da record che neppure i Dealers più incoscienti si sognerebbero di raggiungere (e subire) oggi come oggi.

Questo fine 2018 vede invertito il trend positivo di immatricolazioni auto nuove. Sarà solo la concorrenza virtuosa del mare di “autoimmatricolate” in offerta contro il nuovo, oppure c’è dell’altro?

C’è che lo scenario economico futuro si copre di nuvole. C’è che il denaro ricomincia a costare e che la crisi evidentemente non è proprio così alle spalle come si diceva: e come sempre l’automobilista comincia a ragionare con la testa anziché con il cuore.

Se tenere o cambiare, se Diesel, Gas o elettrica. Se, se, se….Un mare di incognite.

Se la politica si facesse gli affari suoi, in campo automotive?

L’ultimo “pasticciaccio” della politica italiana è targata “Euro 3”, o meglio riguarda il blocco/limitazione/esenzione sulle auto Diesel Euro 3. Quali? Le vostre, cari lettori automobilisti. Già. Perché mezzi militari, mezzi di trasporto pubblico locale, vetture in uso alla P.A. e per ultimo un esercito di mezzi commerciali ed agricoli sono – come sempre – esclusi dalla serie anacronistica di tagliole. L’aria (non solo quella politica) si fa pesante, non si respira.

E già: la soluzione è tagliare via un po’ di vecchio parco circolante. In un futuro di economia incerta provvedimenti così farlocchi, contro ogni previsioni di questi Amministratori e legislatori incapaci, non aumentano certo la propensione all’acquisto di auto nuove. Al contrario, il rischio di svalutazione dettato da provvedimenti di legge porterà molti a ritardare se non addirittura ad annullare un nuovo acquisto.

Vi ricordate il famigerato 2012 con i provvedimenti dell’austerità di Monti? Vi ricordate il “superbollo” e il taglio alla deducibilità delle spese di manutenzione auto aziendali? Fu un bagno di sangue: il clima politico, la crisi economica e provvedimenti assurdi mascherati da intervento “etico” portarono a picco il mercato auto per interi semestri successivi a quell’anno.

2019: fuga dal grande inganno (e ritorno alla realtà)

Come sarà il 2019? Direi che presumibilmente sarà l’anno della ragione. In tutti i sensi. Perché in molti torneranno a ragionare, a riflettere.

Presumibilmente saranno indotti a ragionare i Noleggiatori e i Dealers che dopo aver macinato in modo scalmanato Record su Record (in termini di nuove targhe) faranno i conti con la domanda reale del mercato. Speriamo che molti di loro non saranno costretti a fare i conti anche con Giudici fallimentari e liquidatori, come già avvenuto nel passato.

E, quel che è più grave, i rivenditori dovranno fare i conti anche con le migliaia di auto da dover vender sui piazzali dell’Usato. Un mercato che ancora ha un ottimo andamento ma che tuttavia continua a vedere in Italia uno dei parchi auto circolanti più vecchi tra i paesi industrializzati, che neppure il ciclo di sostituzione più estremo riesce a svecchiare. In realtà sarebbe lungo in questa sede spiegare che questo è un falso problema.

Casomai il problema vero rimane la manutenzione e conservazione delle auto in circolazione. Solo a titolo di esempio, in questo 2018 dominato da maltempo, buche e dissesti del territorio quanti di voi hanno ponderato interventi e/o controlli su assetto, ammortizzatori, piantoni sterzo, ponti posteriori ed impianti frenanti? Chi è senza peccato scagli la prima pietra… E infatti ritengo che il 2019 vedrà davvero il boom del service management e del comparto ricambi. Ad un patto: che si investa di nuovo e massicciamente in formazione ed informatizzazione. Perché se gli operatori del mercato (ricambisti e reti di officine) non si ristruttureranno diventeranno facile preda dello shopping in arrivo dall’estero…

Il denaro ricomincerà a costare. E le assicurazioni?

Un capitolo a parte merita il comparto finanziario. Quando il mercato auto vive delle criticità, le Captive finanziarie delle Case Madri rischiano di seguire il trend. Le prospettive finanziarie globali portano a pensare che il denaro ricomincerà ad essere caro e non più così disponibile come ai tempi dei famigerati “Q.E.” delle Banche Centrali. Significherà una nuova stretta sul Delivery di richieste di finanziamento e noleggio? Lo vedremo. Di sicuro una nuova aumentata sinistrosità e percentuale di furti sulle strade, nonché la diminuzione di “Cashflow” RCA probabilmente generato dall’aumento di noleggi e Fleet (che pagano le polizze a Libro Matricola e non secondo Classi di Merito) non pienamente corroborata dai maggiori introiti di Furto/Incendio e Kasko, potrà solo far prevedere un rialzo delle tariffe medie RCA a carico degli assicurati.

Altro dirti non vo’”, diceva il Poeta. E anch’io, rimandando ad un’altra occasione ogni ripresa ed approfondimento, credo che sia il caso di non aggiungere troppo di più.



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