Mercato auto: nuovo Governo e nuovi incentivi, o torniamo alla passione?

Di , scritto il 08 Marzo 2018

Cari Automobilisti, siate sinceri: quanto Vi interessava un’auto a GPL o metano, prima delle ghigliottine alla mobilità inventate da Amministrazioni Locali e Governi? (domanda di corollario: quanto Vi interessava una Diesel, prima dell’abolizione del Superbollo, a meno di non essere macinatori di chilometri annui) ?

E quanto Vi interessava il “Valore Futuro” della Vostra auto, prima dell’avvento dei programmi di sostituzione pianificata, con i quali Vi siete abituati a cambiare auto ogni due/tre anni in luogo dei canonici 5 o 6 ?

Quanti di Voi negli ultimi 25 anni sono stati “forzati” a sostituire più volte l’auto a causa dei provvedimenti ambientali (sono passati 25 anni dalla prima raffica di provvedimenti restrittivi sul traffico come le targhe alterne, le ZTL, etc..); dall’aggiornamento “eco/tecnologico” (sono ormai almeno 18 anni che la classificazione “Euro” – 1, 2, 3… – condiziona le valutazioni e le aspirazioni di acquisto dell’automobilista medio); o dalla leva finanziaria di supporto all’acquisto (i famigerati programmi “tienila tre anni e poi scegli se tenere-lasciare-cambiare)??? E sono altrettanti anni che lo stesso automobilista, nel miraggio dei cosiddetti “assegni circolari” sul mercato dell’usato, è inesorabilmente condannato alla ricerca del “Brand” con tutti i costi conseguenti.

E dunque, quanto eravate disposti a sacrificare – prima di questo mercato auto da “Ragionieri” costruito sui valori del Brand, sul rispetto dei canoni ambientali, sulla tenuta del valore dell’usato in fase di rivendita – la vostra passione e l’emozione anche di un acquisto “sbagliato” ?

Il “Crack Lehman Brothers” e quella brutta crisi del settore Auto

Quando dopo il 2008 è cominciata la crisi del settore Auto spinta dallo Tsunami dei c.d. “Mutui Subprime”, quasi tutti sostennero che il sistema finanziario di pianificazione programmata aveva consentito ogni anno quelle doppie cifre di immatricolazione di auto nuove solo perché, sostanzialmente, si era anticipato un ciclo di vita originariamente “alla mediterranea” anziché di 24-36 mesi. Ma il problema di quel sistema finanziario di stampo anglosassone (fu inventato in America, ricordiamolo, da Eustace Wolfington alla fine degli Anni ’60) è che sulle rive del Mediterraneo ha mancato clamorosamente un aspetto fondamentale: la fidelizzazione. E questo per colpa non solo dei Dealers, ma spesso anche delle politiche delle Case Madri. Da allora “Quota Due milioni” di targhe nuove ogni anno è rimasto l’imperativo di tutto il mercato auto. Con risultati alterni da quel 2007 “marziano” in cui in Italia si superò quota due milioni e mezzo di targhe.

Incentivi all’acquisto: aiuto all’economia o “Droga di Stato” ?

Ma il vero ed irrimediabile problema del mercato auto italiano è fondamentalmente insito nel suo Pusher per antonomasia: la Politica nazionale. Il Governo, gli Enti Locali, l’Amministrazione finanziaria.
Quel Pusher che periodicamente ha regalato veri e propri “assist stupefacenti” alla vendita del nuovo (provvedimenti ambientali e blocchi del traffico, ecoincentivi, super Ammortamenti, etc…) si è per contro anche mosso a volte da vero e proprio spacciatore – strozzino emanando provvedimenti non solo punitivi ma autolesionisti , prevalentemente di natura fiscale. Autolesionisti perché ogni provvedimento di aggravio fiscale (aumento delle tasse in misura alla tipologia di auto ma anche tagli alla detraibilità dei costi per auto destinate a Partite Iva), generando un minor gettito di Iva e altre Imposte, ha portato ad uno svantaggio erariale del tutto autolesionista…

Una soluzione: tornare al Mercato ed alla passione per l’Auto

Ormai dunque slegato dal suo “spacciatore” tradizionale (la politica, per esaurimento delle leve legislative possibili ed immaginabili) il mondo dell’Auto si è avvalso di una sorta di moderno… metadone rappresentato dalle “Chilometri Zero”, utilizzando da due anni l’ultima leva del Super Ammortamento (secondo me assurdo e discriminante rispetto al tradizionale acquirente di Usato anche tra le Partite Iva…).
Dall’altro lato le immatricolazioni sono progressivamente cresciute, negli ultimi 3 anni, nel settore della “Sharing Mobility” e del noleggio. Ma per quest’ultimo versante la fine del sopradetto “Super Ammortamento” per l’anno 2018 sembra già prefigurare un rallentamento della crescita artificiosamente positiva sin qui conseguita.
Per le “Etilometri Zero”(così da me definite perché certi numeri di immatricolazioni mi fanno pensare ad un serio stato alterato da abuso di alcolici da parte di chi si è reso protagonista di questi trends…).

Per contro, l’unico settore di mercato dove la crisi non si è sentita è paradossalmente quello delle auto storiche e da collezione, guarda caso il settore dove predomina l’aspetto passionale su quello ragionieristico…

Morire di “Chilometri Zero” o di nuovi incentivi?

Ad oggi, il primo problema che i più razionali (e più pessimisti come il sottoscritto) dovrebbero sollevare è: che fare della quantità industriale di usato e di “autoimmatricolazioni” da piazzare assolutamente al Cliente finale prima del nuovo Default dei Dealer per eccesso di pezzi sui piazzali?
Oltre che alla seconda domanda in gioco: come risolvere l’annoso problema della manutenzione del parco auto nazionale circolante, visto che nel frattempo il rinnovo dello stesso non ha raggiunto i risultati sperati in tema di smaltimento delle unità più anziane?
E dunque, un pensiero al prossimo, auspicabile, Governo del Paese: siamo certi che la soluzione di nuovi ennesimi “incentivi” all’acquisto sia una soluzione efficace?
Tante risposte, e ben altre domande, alla prossima puntata.
Come si dice…”Stay Tuned”…

Riccardo Bellumori



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