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Tesla Model S in fiamme: l’hanno spenta così | Non crederai ai tuoi occhi

Le auto elettriche sono molto affascinanti e interessanti, ma ci sono un paio di cose che fanno paura e negano la loro accettazione unanime. Tra queste ci sono il software di IA e l’infiammabilità delle batterie. Nonostante le statistiche dicano che siano molto sicure, quando un’auto elettrica prende fuoco diventa un problema serio.

Il caso più recente si è verificato qualche giorno fa nella contea di Clearfield, Pennsylvania, e ha coinvolto una Tesla Model S le cui batterie hanno preso fuoco dopo aver urtato contro dei detriti che erano rimasti sul manto stradale. Fortunatamente, non appena il veicolo ha iniziato a emettere fumo, il conducente è stato in grado di uscire rapidamente e i tre occupanti, compreso il cane, sono riusciti a uscire dall’auto in sicurezza, mettendosi in salvo.

Tesla Model S

Non è che le auto normali a benzina e diesel non possano prendere fuoco: del resto i loro carburanti sono pure infiammabili e abbiamo tanti esempi di auto che prendono fuoco, soprattutto le vecchie Ferrari. Ma se a prendere fuoco è un’auto “convenzionale”, è sufficiente spegnere le fiamme e rimuovere la carrozzeria con una gru dopo che si è raffreddata.

Se si tratta di un veicolo elettrico, la batteria può invece prendere fuoco di nuovo. Può infatti succedere che dopo ore che le fiamme sono state spente, queste divampino di nuovo dal nulla, magari mentre i resti del veicolo si trovano in un magazzino contenente altre auto o vicino a un edificio: un pericolo imprevedibile, e un grande problema di incolumità pubblica.

La Tesla va a fuoco e i pompieri non riescono a spegnerla

Nel caso di Clearfield, i vigili del fuoco pensavano di poter gestire l’incendio con tutta tranquillità. Ma si sono subito resi conto che non si trattava di un normale incendio e hanno dovuto chiamare i rinforzi, e nonostante ciò, i pompieri hanno impiegato due ore per spegnere le fiamme. In realtà, il problema degli incendi dei veicoli elettrici non è tanto il veicolo stesso, quanto le batterie agli ioni di litio: Non è sufficiente spegnere le fiamme; le batterie devono essere costantemente raffreddate, il che richiede molto tempo e molta acqua.

Incendio Tesla Model S Pennsylvania

Gli equipaggi delle cinque autobotti coinvolte nello spegnimento dell’incendio della Tesla hanno stimato che sono stati utilizzati 45.000 litri, un quantitativo notevolmente superiore a quello di un normale incendio di un’auto, che può richiedere meno di 2.000 litri. Ciò significa che è necessario pianificare operazioni più massicce, che richiedono un grande dispiegamento di forze anche per un solo veicolo. Tanta acqua, tanto tempo e tanta incertezza sulle batterie rimaste nei rottami carbonizzati: Affrontare gli incendi di veicoli con batterie a bordo ha richiesto ai soccorritori corsi di aggiornamento per prepararli a situazioni complesse, soprattutto a causa del fenomeno noto come “fuga termica”.

Si tratta di una reazione incontrollabile che può verificarsi con le batterie agli ioni di litio dove, in seguito a un urto o a un cortocircuito, l’accumulo di calore e pressione oltre un certo livello innesca reazioni chimiche che alimentano le fiamme in modo esponenziale. Del resto lo abbiamo visto da decenni coi cellulari, le cui batterie al litio a volte vanno in autocombustione mentre i proprietari hanno il cellulare in tasca. L’incendio si propaga rapidamente da una cella all’altra, provocando esplosioni catastrofiche e fiamme feroci tanto più grandi e potenti sono le celle,  ma non solo: i sottoprodotti del Thermal Runaway possono includere grandi quantità di idrogeno infiammabile e altri gas tossici, rendendo il lavoro dei vigili del fuoco molto pericoloso.