Donkervoort: la storia dalle prime S7 alla F22 e P24 RS

La storia completa di Donkervoort: Joop e Denis, S7, S8, D8 GTO, record al Nürburgring, GT4, Ex-Core, F22 e nuova P24 RS.

Donkervoort è uno dei rari costruttori europei che ha trasformato l’idea della sportiva ultraleggera in una storia industriale lunga quasi mezzo secolo. Nata nei Paesi Bassi nel 1978, l’azienda parte dall’ispirazione della Lotus Seven, ma nel tempo progetta telai, carrozzerie in composito, soluzioni aerodinamiche e processi produttivi propri. Le D8 GTO, F22 e P24 RS hanno ormai pochissimo in comune con la vettura che spinse Joop Donkervoort a inseguire il suo sogno da ragazzo.

La costante non è una forma specifica, bensì una filosofia: massa ridotta, sterzo comunicativo, accelerazioni laterali elevate e personalizzazione quasi totale. Donkervoort è ancora indipendente, appartiene alla famiglia del fondatore ed è oggi guidata dal figlio Denis. La sua storia comprende anche record al Nürburgring, una serie monomarca, gare GT4 e una tecnologia proprietaria per i compositi utilizzata oltre i confini dell’azienda.

Donkervoort F22 vista di tre quarti anteriore
Donkervoort F22. Foto: Alexander Migl/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Joop Donkervoort e l’incontro con la Lotus Seven

Secondo la cronologia ufficiale, Joop Donkervoort ha sedici anni quando vede una Lotus Seven parcheggiata mentre torna da scuola. La osserva, la disegna e decide che un giorno costruirà una sportiva leggera ancora migliore. Il progetto prende forma oltre un decennio più tardi, quando ottiene i diritti olandesi per commercializzare la Seven.

L’omologazione nei Paesi Bassi si rivela però impossibile senza modifiche importanti. Invece di abbandonare l’idea, Joop riprogetta telaio e componenti per soddisfare i requisiti locali. Nel 1978 nasce così la S7, costruita a Tienhoven. Non è ancora una vettura completamente svincolata dal modello britannico, ma è già il risultato di adattamenti e scelte autonome.

La prima fase stabilisce un metodo che resterà centrale: se un componente non risponde alle necessità della vettura, Donkervoort lo modifica o lo produce internamente. L’azienda cresce senza investitori esterni e con volumi contenuti, sostenuta dal rapporto diretto con clienti che cercano una macchina molto diversa dalle sportive di grande serie.

S7, S8 e S8A: la costruzione di un’identità

La S8, abbreviazione di Super Eight, entra in produzione nel 1980. Insieme alla S7 raggiunge circa 140 clienti, un numero significativo per una piccola officina. La domanda costringe Donkervoort a trasferirsi nel 1983 da Tienhoven a una sede più grande a Loosdrecht.

Donkervoort Super Eight del 1986
Donkervoort Super Eight. Foto: AlfvanBeem/Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0.

La S8A introduce un telaio completamente nuovo, sospensioni indipendenti e iniezione elettronica. La lettera A è legata ad Amber, figlia di Joop, anticipando una tradizione familiare che tornerà nelle denominazioni successive. Le automobili conservano parafanghi separati e proporzioni da roadster classica, ma la struttura evolve rapidamente.

I motori Ford rappresentano il principale riferimento tecnico di questa fase. Donkervoort non vuole diventare un produttore di propulsori: concentra le risorse su massa, rigidità, raffreddamento e comportamento dinamico, utilizzando unità affidabili e modificabili provenienti da un grande costruttore.

D10: il primo distacco formale dalla Seven

Nel 1988 la D10 viene presentata al Salone di Parigi. Ne vengono costruiti soltanto dieci esemplari. La nuova sigla elimina la S, ultimo riferimento nominale alla Super Seven, e introduce la D che la casa collega a Denis Donkervoort, figlio del fondatore e futuro amministratore delegato.

La D10 è sviluppata per prestazioni estreme e conquista attenzione attraverso record di accelerazione. È ancora riconoscibile come sportiva aperta e minimale, ma comunica l’ambizione di Donkervoort di essere giudicata come marchio autonomo. Da questo momento la genealogia dei modelli seguirà una logica propria.

La famiglia D8 e il nuovo telaio

Nel 1992 l’arrivo del quattro cilindri Ford Zetec rende necessario un telaio diverso: il propulsore non può essere integrato correttamente nella struttura precedente. Nasce così la D8 Zetec. L’auto viene sviluppata in numerose configurazioni, con carreggiate, potenze e destinazioni d’uso differenti.

Donkervoort D8 150 del 2000
Donkervoort D8 150. Foto: Mr.choppers/Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0.

La D8 permette a Donkervoort di affinare rigidità e geometrie senza perdere la massa contenuta. Le versioni Cosworth aumentano le prestazioni; le Wide Track ampliano le carreggiate e la stabilità. La forma rimane aperta, con ruote anteriori separate dalla carrozzeria principale, ma ogni generazione incorpora più lavoro aerodinamico e strutturale.

Nel 2003 l’azienda si trasferisce a Lelystad e porta internamente la produzione dei telai. Controllare saldatura, allineamento e qualità della struttura consente di sviluppare vetture più potenti e di ridurre la dipendenza da fornitori esterni. La nuova sede riunisce progettazione, assemblaggio, compositi e rapporto con i clienti.

La collaborazione con Audi e il cinque cilindri turbo

Dopo l’era Ford, Donkervoort avvia una collaborazione con Audi. Le D8 Audi utilizzano motori turbo del gruppo tedesco, inizialmente quattro cilindri e successivamente il celebre cinque cilindri 2.5 TFSI. Il propulsore offre potenza elevata, coppia e una firma sonora immediatamente riconoscibile.

L’integrazione richiede un lavoro profondo. Non basta installare il motore: aspirazione, scarico, raffreddamento, elettronica e trasmissione devono funzionare in una vettura molto più leggera rispetto ai modelli Audi di origine. Il rapporto con Audi Sport garantisce inoltre continuità di fornitura e supporto tecnico a un produttore dai numeri minimi.

Donkervoort Cup e reparto sportivo

Nel 1993 nasce la Donkervoort Cup, serie monomarca che arriva a schierare oltre trenta piloti sui circuiti del Nord Europa. La competizione offre un ambiente controllato per confrontare vetture simili, sviluppare componenti e raccogliere dati su affidabilità, freni e sospensioni.

Il programma sportivo si amplia con la D8 GT e il campionato FIA GT4. Al debutto a Spa-Francorchamps nel 2008, la vettura ottiene il primo e il terzo posto nella propria classe secondo la storia ufficiale del marchio. Denis Donkervoort partecipa personalmente alle competizioni e fa parte dell’equipaggio vincitore di classe GT4 alla 24 Ore di Dubai del 2011.

Donkervoort Racing non è quindi soltanto un’etichetta commerciale. La casa ha gestito una serie monomarca, sviluppato una GT con tetto fisso e partecipato a gare internazionali. Oggi l’attività si concentra soprattutto su track day ed esperienze dedicate ai proprietari, ma la base agonistica rimane parte concreta dello sviluppo.

I record al Nürburgring

Nel 2004 Michael Düchting porta una Donkervoort D8 RS al record sul giro per vetture di produzione al Nürburgring Nordschleife, migliorando il riferimento precedente di circa quindici secondi secondo Donkervoort. Nel 2006 torna sul circuito e registra 7 minuti, 14 secondi e 89 centesimi.

I confronti fra tempi ottenuti in epoche diverse richiedono cautela: configurazione del tracciato, pneumatici, condizioni e regole cambiano. Il significato del risultato resta però chiaro. Una piccola casa olandese dimostra che massa e comportamento possono compensare potenze inferiori a quelle delle supercar più celebri.

D8 GTO: una nuova generazione

Il prototipo della D8 GTO viene mostrato nel 2011. Condivide soltanto una percentuale minima di componenti con la D8 270 e una quota limitata con la D8 GT. Il cinque cilindri Audi 2.5 TFSI viene disposto longitudinalmente; la carrozzeria utilizza ampiamente compositi in fibra di carbonio.

Donkervoort D8 GTO JD70 esposta al salone IAA
Donkervoort D8 GTO-JD70. Foto: Alexander Migl/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La GTO è più lunga e larga delle predecessore, ma conserva un peso eccezionalmente basso. Le serie Performance, RS, GTO-40, JD70 e Individual sviluppano progressivamente potenza, aerodinamica, rigidità e personalizzazione. La JD70 celebra i settant’anni di Joop e raggiunge accelerazioni laterali dichiarate superiori a 2 g.

L’auto evita tradizionalmente servosterzo e assistenze eccessive, ma Donkervoort introduce opzioni come ABS, servosterzo e cambio con paddle su determinate configurazioni. La purezza di guida non viene trattata come rifiuto ideologico di ogni aiuto: le tecnologie vengono accettate quando migliorano controllo o accessibilità senza isolare il conducente.

Ex-Core: il composito sviluppato a Lelystad

Uno dei contributi più interessanti di Donkervoort è Ex-Core, processo per realizzare componenti in fibra di carbonio con forme complesse, anima strutturale e integrazione di funzioni. La tecnologia nasce dalle esigenze delle automobili, ma viene trasformata in un’attività autonoma e utilizzata anche in Formula 1, hypercar e imbarcazioni da regata secondo la casa.

Portare internamente i compositi permette di controllare orientamento delle fibre, spessore, finitura e ripetibilità. Su una vettura ultraleggera ogni supporto ha un peso relativo maggiore: ridurre alcuni chilogrammi senza sacrificare rigidezza o sicurezza può cambiare sterzo, frenata e risposta.

Il passaggio da Joop a Denis Donkervoort

Joop Donkervoort si ritira dalla gestione quotidiana alla fine del 2020, dopo oltre quarantadue anni. Rimane nell’Advisory Board e continua a contribuire a progetti e consulenza. Dal primo gennaio 2021 Denis Donkervoort assume la carica di Managing Director.

Denis lavora nell’azienda dal 2008 e ha ricevuto formazione manageriale in Europa e Stati Uniti. Sotto la sua direzione Donkervoort espande la presenza in Medio Oriente e America, sviluppa la F22 e mantiene proprietà completamente familiare senza investitori esterni. Il cambio generazionale è quindi reale, ma non comporta una cessione del marchio.

F22: due posti, tetto e 750 chilogrammi

Presentata nel 2022, la F22 rompe con la linea D8. Il nome deriva da Filippa, prima figlia di Denis, nata nello stesso anno. Il telaio ibrido combina tubi d’acciaio e componenti Ex-Core, raddoppiando secondo Donkervoort la rigidità torsionale e flessionale rispetto alla generazione precedente.

La F22 utilizza ancora il cinque cilindri Audi 2.5 TFSI, portato a circa 500 cavalli, e pesa circa 750 chilogrammi nelle specifiche dichiarate. Offre tetto rimovibile, maggiore spazio nell’abitacolo e un livello di protezione superiore senza diventare una gran turismo pesante. La produzione, inizialmente prevista in 75 esemplari, viene ampliata per rispondere alla domanda.

Il dato di 2,3 g laterali registrato a Zandvoort comunica la capacità del telaio, ma richiede pneumatici e condizioni adeguate. Più importante è il rapporto fra massa, rigidezza e feedback: la F22 porta la filosofia Donkervoort in una forma meno legata visivamente alla Seven.

P24 RS: la nuova fase senza il cinque cilindri Audi

Nel gennaio 2026 Donkervoort presenta la P24 RS, chiamata come Phébe, seconda figlia di Denis. È il modello più potente e ambizioso della casa e segna un cambiamento tecnico: utilizza un motore sviluppato intorno a un’unità Ford, con sovralimentazione e componenti specifici realizzati con partner olandesi.

Donkervoort P24 RS presentata nel 2026
Donkervoort P24 RS. Foto: Dennis Elzinga/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il progetto impiega turbocompressori dedicati, lubrificazione a carter secco, collettori e scambiatori prodotti con tecniche avanzate, oltre a una struttura Ex-Core di soli nove chilogrammi in una delle sue componenti principali. La P24 RS non va descritta come semplice restyling della F22: introduce un nuovo linguaggio aerodinamico e una catena cinematica diversa.

Essendo un modello appena presentato, dati definitivi di produzione, consegne e prestazioni indipendenti devono essere aggiornati man mano che le vetture raggiungono i clienti. Le informazioni iniziali provengono soprattutto dalla casa; è corretto distinguerle dalle misurazioni effettuate da prove terze.

I modelli Donkervoort essenziali

  • S7 e S8: le prime sportive leggere costruite a Tienhoven.
  • S8A: nuovo telaio, sospensioni indipendenti e iniezione elettronica.
  • D10: serie di dieci auto che segnò il distacco nominale dalla Seven.
  • D8 Zetec e Cosworth: la famiglia che introdusse un telaio nuovo e ampliò la gamma.
  • D8 Audi e D8 GT: motori turbo tedeschi e partecipazione al GT4.
  • D8 GTO: cinque cilindri Audi, compositi e numerose serie ad alte prestazioni.
  • F22: piattaforma Ex-Core, tetto rimovibile e circa 500 cavalli.
  • P24 RS: nuova generazione presentata nel 2026 con motore e aerodinamica riprogettati.

Perché Donkervoort è importante

Donkervoort è sopravvissuta perché non ha cercato di diventare un produttore generalista. Ha conservato volumi minimi, personalizzazione diretta e una relazione molto stretta con i proprietari. La casa dichiara che oltre il 99% delle Donkervoort costruite è ancora su strada, un risultato sostenuto da assistenza, restauri e certificati di autenticità.

Il programma di autenticazione mostra quanto il servizio faccia parte del prodotto. L’ispezione comprende oltre 175 punti distribuiti in sedici categorie e valuta condizioni tecniche, aspetto e originalità. Il certificato viene rilasciato soltanto alle vetture che superano le soglie previste e deve essere rinnovato. Per un costruttore con quasi cinquant’anni di attività, seguire anche i primi esemplari significa proteggere sicurezza, tracciabilità e valore storico, oltre a mantenere vivo il rapporto fra fabbrica e proprietario.

La forma delle prime vetture nasce dalla Seven, ma liquidare l’intera storia come derivazione sarebbe scorretto. Produzione interna dei telai, D8 GT, cinque cilindri Audi, Ex-Core, F22 e P24 RS mostrano un percorso autonomo di ingegneria e motorsport.

In una storia delle case automobilistiche dominata da fusioni e piattaforme condivise, Donkervoort rappresenta un’eccezione: un’impresa familiare olandese che ha trasformato la leggerezza da caratteristica in sistema industriale e culturale.

Fonti e approfondimenti