Gordon Murray Automotive: la storia e le supercar T.50 e T.33

La storia completa di Gordon Murray Automotive: dalla Formula 1 alla T.50 con ventola, fino alla T.50s Niki Lauda e alla T.33.

La Gordon Murray Automotive non è nata per inseguire il primato della potenza o l’accelerazione più spettacolare. È nata per difendere un’idea quasi controcorrente: una supercar deve essere leggera, leggibile, compatta e capace di coinvolgere chi guida. Dietro questa impostazione c’è Gordon Murray, progettista sudafricano che ha attraversato la Formula 1, firmato la McLaren F1 e, dopo decenni trascorsi a lavorare per altri marchi, ha costruito una casa automobilistica intorno ai propri principi.

La T.50, la T.50s Niki Lauda e la famiglia T.33 non sono semplicemente eredi spirituali di automobili celebri. Rappresentano una risposta precisa al modo in cui molte supercar moderne sono diventate più grandi, pesanti e dipendenti da sistemi ibridi, schermi e valori numerici. Per capire la Gordon Murray Automotive bisogna quindi partire dalla carriera del fondatore, distinguere l’esperienza agonistica dall’attività del nuovo costruttore e osservare come aerodinamica, motore e massa siano stati sviluppati insieme.

Gordon Murray Automotive T.50 prototipo di preserie
Gordon Murray Automotive T.50. Foto: Calreyn88/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Gordon Murray prima della GMA

Ian Gordon Murray nasce a Durban nel 1946. Studia ingegneria e costruisce la propria vettura da competizione, la IGM Ford, prima di trasferirsi nel Regno Unito alla fine degli anni Sessanta. Il passaggio alla Brabham lo porta rapidamente nel cuore della Formula 1. Murray non interpreta la progettazione come una successione di formule immutabili: cerca soluzioni capaci di sfruttare il regolamento, ridurre la massa e semplificare ciò che non serve.

Fra le sue creazioni più conosciute figura la Brabham BT46B del 1978, ricordata come “fan car”. Una grande ventola posteriore contribuiva a estrarre l’aria dal fondo e ad aumentare l’aderenza. La vettura vinse il Gran Premio di Svezia con Niki Lauda nella sua unica apparizione iridata, prima di essere ritirata. Murray lavorò poi sulle Brabham con cui Nelson Piquet conquistò i titoli piloti del 1981 e del 1983.

Nel 1988 passò alla McLaren, partecipando a un ciclo di tre campionati mondiali consecutivi. Terminata la fase in Formula 1, diede forma alla McLaren F1 stradale. L’auto, presentata nel 1992, riuniva posto guida centrale, tre sedili, motore V12 aspirato e un’attenzione radicale al peso. Una versione derivata vinse la 24 Ore di Le Mans del 1995. È importante ricordare questi risultati, ma senza attribuirli alla Gordon Murray Automotive: appartengono alla carriera del suo fondatore, molti anni prima della nascita della GMA.

Da Gordon Murray Design alla casa automobilistica

Dopo aver lasciato McLaren nel 2005, Murray fonda Gordon Murray Design nel 2007. La società lavora su progettazione, prototipazione e industrializzazione, sviluppando anche il processo iStream. Questo metodo punta a separare una struttura leggera e resistente dai pannelli esterni, riducendo investimenti, massa ed energia necessaria alla produzione rispetto a una fabbrica automobilistica tradizionale.

Gordon Murray Automotive nasce successivamente come costruttore di vetture a bassissimo volume. La T.50 viene annunciata nel 2019 e presentata nel 2020. L’azienda non parte da un foglio commerciale: definisce prima i principi non negoziabili. L’automobile deve rimanere sotto la tonnellata, utilizzare un V12 aspirato, offrire il cambio manuale e collocare il guidatore al centro. Ogni componente viene discusso in funzione dell’esperienza, non soltanto della scheda tecnica.

La sede produttiva e il nuovo quartier generale nel Surrey danno al progetto una dimensione industriale concreta. Murray è Executive Chairman e guida la visione progettuale; Phillip Lee, con esperienza nell’industria automobilistica, ricopre il ruolo di CEO del gruppo. La distinzione è utile: GMA è fortemente identificata con il fondatore, ma dispone di un’organizzazione chiamata a trasformare un progetto estremo in automobili omologate, costruite e assistite.

T.50: la supercar da 986 chilogrammi

Il numero più importante della GMA T.50 non è la potenza. È la massa a secco dichiarata di 986 chilogrammi, eccezionalmente contenuta per una moderna supercar con motore V12. Il peso ridotto influenza accelerazione, frenata, rapidità nei cambi di direzione, consumo degli pneumatici e qualità delle reazioni. Permette inoltre di evitare la rincorsa a potenze gigantesche necessarie per compensare vetture molto più pesanti.

Il motore Cosworth GMA V12 di 3,9 litri è aspirato, eroga 663 PS nelle specifiche ufficiali originarie e può raggiungere 12.100 giri al minuto. Non nasce dalla modifica di un propulsore di grande serie: viene progettato per questa automobile, con risposta immediata, massa ridotta e grande capacità di salire di regime. Il cambio è un manuale a sei rapporti sviluppato da Xtrac. La trasmissione e i comandi cercano un contatto meccanico diretto, senza trasformare la guida in una sequenza di istruzioni elettroniche.

Vano motore della Gordon Murray Automotive T.50
Il V12 Cosworth della T.50. Foto: Mr.choppers/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

L’abitacolo riprende il posto guida centrale della McLaren F1, con due passeggeri arretrati ai lati. La disposizione non è un omaggio puramente scenografico. Offre simmetria rispetto all’asse della vettura, visibilità e una posizione coerente con i comandi. L’ingresso richiede una gestualità diversa da quella di una coupé normale, ma una volta seduti il guidatore non deve compensare una posizione decentrata.

La produzione della T.50 stradale è limitata a cento unità. Ogni esemplare richiede un assemblaggio a bassa scala e un’ampia personalizzazione. L’obiettivo non è farne una piattaforma da moltiplicare in infinite varianti, ma realizzare una sintesi dei principi di Murray con gli strumenti disponibili nel XXI secolo.

La ventola posteriore e l’aerodinamica della T.50

La grande ventola da 400 millimetri sulla coda è l’elemento visivo che distingue immediatamente la T.50. Sarebbe però sbagliato descriverla come una semplice ripetizione della Brabham BT46B. Sulla monoposto la ventola era legata all’effetto suolo e al raffreddamento; sulla T.50 collabora con condotti, diffusore e superfici inferiori per controllare lo strato limite e il comportamento del flusso.

Il sistema può modificare l’equilibrio aerodinamico in diverse condizioni. In frenata incrementa il carico e la resistenza; in altre modalità riduce la scia o modifica l’efficienza. L’idea è ottenere stabilità e deportanza senza ricorrere a una carrozzeria coperta da grandi ali. La forma rimane pulita perché una parte del lavoro avviene sotto l’auto e attraverso la gestione attiva dell’aria.

Questo approccio riassume il metodo GMA: l’innovazione non deve esistere per essere esibita. Deve risolvere un problema e permettere di conservare semplicità altrove. La ventola è spettacolare, ma il suo valore sta nel rapporto con fondo, assetto, freni e massa complessiva.

T.50s Niki Lauda: il progetto esclusivamente da pista

La T.50s Niki Lauda porta l’architettura in circuito, ma non è una T.50 stradale privata di targhe e rivestimenti. La struttura, il motore, il cambio e l’aerodinamica vengono adattati a un uso senza compromessi. Il V12 raggiunge 772 PS e 12.100 giri; il cambio è un sequenziale a sei rapporti con comandi al volante; la massa a secco dichiarata scende a 890 chilogrammi.

La produzione è limitata a 25 esemplari. Ognuno porta un nome legato alle prime vittorie nei Gran Premi ottenute da vetture progettate da Murray, oltre al riferimento alla vittoria di Le Mans. Il nome Niki Lauda collega la macchina alla BT46B e al rapporto professionale con il campione austriaco.

Anche qui serve precisione terminologica. La T.50s è una vettura da pista, ma non è stata progettata per partecipare a un campionato regolamentato. Non deve rispettare Balance of Performance, categorie GT o limiti di una formula internazionale. Questa libertà consente di lavorare su rapporto peso-potenza, carico e risposta senza costruire una macchina intorno a un regolamento.

GMA T.50 vista laterale ribassata
Il profilo compatto della GMA T.50. Foto: Calreyn88/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

T.33: due posti e forme più tradizionali

Con la T.33, presentata nel 2022, GMA porta la propria filosofia in una forma più convenzionale. I posti sono due e il guidatore siede lateralmente, ma il progetto conserva il V12 aspirato, il cambio manuale e l’ossessione per il peso. L’auto è pensata per l’omologazione sia europea sia statunitense, un obiettivo che comporta vincoli di sicurezza ed emissioni molto più complessi rispetto a una serie da circuito.

Il Cosworth GMA.2 V12 da 3,9 litri eroga 617 PS e raggiunge 11.100 giri. La massa a secco dichiarata è di 1.090 chilogrammi. Sono numeri meno estremi di quelli della T.50, ma ancora eccezionali nel panorama delle supercar contemporanee. La trasmissione manuale a sei marce rimane parte centrale del progetto.

L’aerodinamica utilizza il Passive Boundary Layer Control. Condotti e diffusore gestiscono il flusso senza la grande ventola posteriore della T.50 e senza ali mobili appariscenti. Il disegno privilegia proporzioni classiche, superfici tese e una carrozzeria priva di elementi gratuiti. Murray ha spesso criticato le auto che trasformano ogni funzione tecnica in un segno aggressivo: la T.33 cerca deliberatamente di invecchiare bene.

Prototipo di sviluppo Gordon Murray Automotive T.33
Un muletto di sviluppo della GMA T.33. Foto: Calreyn88/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La serie della coupé è limitata a cento esemplari. La T.33 Spider, mostrata nel 2023, mantiene motore, cambio e impostazione della coupé con una massa dichiarata di 1.108 chilogrammi. La trasformazione in spider viene affrontata dall’inizio del progetto, così da non richiedere rinforzi sproporzionati e da conservare la qualità dinamica.

Gordon Murray Automotive T.33 Spider esposta al Quail
GMA T.33 Spider. Foto: Mr.choppers/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Produzione, omologazione e uso quotidiano

Costruire cento automobili non elimina la complessità industriale. Ogni T.50 o T.33 deve rispettare tolleranze, procedure di collaudo e requisiti di sicurezza ripetibili. La personalizzazione non può compromettere il funzionamento, mentre componenti prodotti in quantità minime devono rimanere disponibili per manutenzione e riparazioni. Per questo GMA ha concentrato assemblaggio e sviluppo in una struttura dedicata, invece di presentarsi soltanto come studio di design.

La T.50 prevede spazio per bagagli nei vani laterali e un abitacolo a tre posti realmente utilizzabile; la T.33 adotta una configurazione più familiare e un’omologazione internazionale. Questi dettagli mostrano che la leggerezza non coincide con la rinuncia a ogni funzione. Murray distingue fra ciò che serve al viaggio e ciò che viene aggiunto perché il mercato lo considera obbligatorio. Il climatizzatore, la qualità della seduta e la visibilità sono coerenti con un’auto stradale; masse decorative, interfacce invadenti e complessità prive di beneficio vengono invece messe in discussione.

Anche il collaudo deve coprire situazioni molto diverse dal circuito: traffico, fondi irregolari, temperature estreme, avviamenti ripetuti e rumorosità. Una supercar coinvolgente non può essere fragile o imprevedibile nell’impiego ordinario. La sfida più difficile della GMA consiste proprio nel trasformare principi radicali in un prodotto completo, evitando che il basso peso rimanga un risultato da prototipo.

Leggerezza: non uno slogan, ma una disciplina

Ridurre il peso non significa soltanto sostituire acciaio con carbonio. Ogni parte deve essere dimensionata per il compito reale. Se una sospensione deve controllare una massa minore, può essere a sua volta più leggera; freni e pneumatici possono evitare sovradimensionamenti; la struttura subisce carichi inferiori. Si crea così un circolo virtuoso, opposto alla crescita progressiva che rende necessarie batterie, motori e impianti sempre più grandi.

GMA applica questa disciplina anche a componenti che incidono pochi grammi. Il risultato non deriva da un singolo materiale miracoloso, ma da migliaia di decisioni. L’auto leggera può utilizzare un motore potente senza dipendere dalla potenza per mascherare l’inerzia. Può inoltre comunicare al guidatore attraverso sterzo, sedile e pedali con meno filtri.

Ciò non rende automaticamente migliore ogni automobile leggera. Sicurezza, affidabilità, raffreddamento e comfort minimo devono comunque essere garantiti. Il valore del metodo GMA sta nel trattare la massa come requisito iniziale e non come intervento da affrontare alla fine dello sviluppo.

Il rapporto con la Formula 1 e le competizioni

La Gordon Murray Automotive non dispone di una squadra iscritta al Mondiale di Formula 1 e non eredita formalmente i titoli di Brabham o McLaren. Il suo patrimonio sportivo è personale e tecnico: deriva dall’esperienza di Murray e di molti specialisti coinvolti nei programmi. La T.50s porta questa conoscenza in pista senza simulare una carriera agonistica che, come costruttore, GMA non ha ancora intrapreso.

La distinzione rende la storia più interessante, non meno. Murray può progettare senza dover inseguire il regolamento del momento. La T.50s celebra le vittorie passate attraverso i nomi dei telai, mentre la T.50 stradale trasferisce concetti di massa, posizione di guida e aerodinamica in un’automobile omologata.

Perché GMA è diversa dalle altre hypercar

Molti costruttori offrono oggi prestazioni superiori sulla carta, sistemi ibridi più potenti e accelerazioni impressionanti. GMA sceglie un’altra metrica. La T.50 e la T.33 vogliono essere comprese dal guidatore, non soltanto misurate. Il V12 aspirato, il cambio manuale e il peso ridotto diventano strumenti per costruire una relazione continua fra comando e risposta.

Questa filosofia ha anche limiti evidenti. Le serie sono minuscole, i prezzi le rendono inaccessibili alla quasi totalità degli appassionati e il V12 deve confrontarsi con normative sempre più severe. La produzione artigianale richiede tempi, controllo e una rete di assistenza adeguata a clienti internazionali. Il valore storico del progetto dipenderà anche dalla capacità dell’azienda di mantenere queste automobili nel tempo.

La Gordon Murray Automotive occupa comunque una posizione unica nella storia delle case automobilistiche. Non prova a ricreare il passato, ma usa tecnologie contemporanee per salvare alcune qualità che il mercato sta abbandonando: compattezza, leggerezza, aspirazione naturale e partecipazione fisica alla guida.

Fonti e approfondimenti