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Coches cinesi in Spagna: crescita record ma problemi di posventa e mancanza di ricambi

Crescita record dei coches cinesi in Spagna, ma problemi di posventa e mancanza di ricambi e personale qualificato.

Coches cinesi in Spagna, problemi di posventa e mancanza di ricambi e personale qualificato
Coches cinesi in Spagna, problemi di posventa e mancanza di ricambi e personale qualificato

Nel primo semestre del 2026, le marche cinesi hanno registrato 75.024 matricolazioni in Spagna, rappresentando il 12,3% del mercato, ovvero più di uno su dieci veicoli venduti. Tuttavia, questa espansione rapida si scontra con un problema crescente: la mancanza di servizio post-vendita e la scarsità di ricambi. Il 54% dei clienti spagnoli ha espresso dubbi sul supporto post-vendita e sulla disponibilità di pezzi di ricambio per le marche cinesi, un tema che supera le preoccupazioni relative alla durata dei materiali o al valore di rivendita. La situazione si complica soprattutto per le riparazioni complesse, come quelle della carrozzeria, dove i tempi di consegna si allungano sensibilmente a causa della mancanza di produzione in Europa.

Il problema non è stagionale né isolato, ma strutturale e con conseguenze concrete. I centri di assistenza segnalano tre fronti interconnessi: un parco auto invecchiato, una scarsità di personale qualificato e un ritardo nella consegna dei ricambi. La media d’età dei veicoli in circolazione in Spagna è di 14,6 anni, con il 62% che supera la decade. Con l’invecchiamento, le riparazioni diventano sempre più complesse, poiché si deve gestire pezzi non più in produzione e aggiornamenti software accumulati dal momento della produzione. Questo crea un ciclo che si autoalimenta: più veicoli entrano in officina, più si richiede personale specializzato, ma la domanda supera l’offerta.

Un mercato in crescita, ma con una rete di supporto insufficiente

Le marche cinesi, come BYD, hanno cercato di rispondere alla domanda aumentando la loro rete di officine e concessionari, ma il loro sviluppo è stato più lento rispetto alle vendite. Mentre Renault ha oltre 250 officine autorizzate in Spagna, alcune marche cinesi operano con poche decine di punti di vendita e servizio. Questo crea un gap tra la crescita del mercato e la capacità di supporto. Inoltre, i tempi di consegna dei ricambi non sono sempre garantiti, e alcuni centri si vedono costretti a cercare pezzi su piattaforme di seconda mano o addirittura in officine di smaltimento quando il ricambio originale non è più prodotto.

La tecnologia cinese, pur efficiente, ha causato gravi problemi, soprattutto per le riparazioni complesse. Mentre le marche tradizionali hanno una rete consolidata, le marche cinesi devono ancora costruire una struttura di supporto adeguata. Questo crea un contrasto tra la velocità di consegna dei pezzi per riparazioni basilari e la lentezza per interventi più complessi. Per i clienti, questo significa attese di mesi, non giorni, e un servizio post-vendita che non soddisfa le aspettative.

Un’opportunità per i centri multimarca

Per i centri multimarca indipendenti, la situazione rappresenta sia un ostacolo che un’opportunità. Da un lato, la scarsità di pezzi specifici e la necessità di formazione rappresentano un limite; dall’altro, esiste un’area di mercato non ancora pienamente sfruttata. Mentre le marche tradizionali offrono servizi standardizzati, le marche cinesi si trovano a dover adattarsi a una rete di supporto in crescita ma non ancora completa. Per i clienti, la soluzione passa attraverso la pianificazione anticipata, soprattutto prima dell’estate, quando le attese si allungano di più.

La OCU, l’organizzazione dei consumatori, raccomanda di verificare la disponibilità dei ricambi e di chiedere direttamente al concessionario i tempi di attesa reali. Mentre il settore non risolve il cuello de botella, la raccomandazione è la di sempre: non aspettare che salga il testigo di averia o a una revisione di ultima ora. Planificare con settimane di anticipo, soprattutto prima dell’estate, rimane la sola palanca reale per non rimanere bloccati in una lista di attesa che, nel peggiore dei casi, si misura in mesi e non in giorni.