
Un progetto estremo nato da un’idea folle
Il Puch Maxi a 5 cilindri rappresenta uno dei ciclomotori più strani mai costruiti. NATO da un’idea del preparatore tedesco Uwe Oltmanns, il progetto prende un ciclomotore degli anni ’70 e lo trasforma in un mostro meccanico unico al mondo. Il risultato è un motore a 5 cilindri da 350 cc, con un livello di rumore che supera i 127 decibel, una soglia vicina a quella di un jet al decollo. Il motore, estremo e irrazionale, non è stato progettato per essere razionale, pratica o veloce nel senso tradizionale del termine. Al contrario, è una dimostrazione di pura creatività meccanica, un esperimento che esiste solo perché qualcuno ha deciso che doveva esistere.
Il motore non si spegne facilmente. Per spegnerlo, secondo il creatore, bisogna rimuovere manualmente tutte le candele. Il motore continua a girare anche dopo aver interrotto l’alimentazione tradizionale, rendendolo estremamente difficile da gestire. Il livello di rumore supera i 127 dB, una soglia vicina a quella di un jet al decollo. A questo si aggiunge il calore generato dai cinque cilindri due tempi, descritto come quasi insopportabile durante l’utilizzo. Il risultato finale viene definito da molti in un solo modo: inguidabile.
Un’architettura meccanica senza precedenti
Il Puch Maxi a 5 cilindri è stato costruito partendo da un Puch Maxi S del 1976, recuperando altri quattro motori identici e smontandoli completamente per creare una configurazione unica. Ogni cilindro è stato modificato per arrivare a una cilindrata di circa 70 cc, fino a raggiungere una cilindrata complessiva di 350 cc. La trasmissione è stata completamente ripensata, con tre motori inferiori collegati tramite un albero centrale e due altri che lavorano attraverso trasmissioni indipendenti a cinghia. Ogni unità motrice dispone del proprio carburatore e della propria frizione a volano, mentre la trasmissione è stata completamente ripensata. Tecnicamente ha senso, razionalmente molto meno.
La ciclistica è rivoluzionata. Pur mantenendo il telaio originale del Puch Maxi, Oltmanns ha completamente rivoluzionato la ciclistica. Al posteriore troviamo infatti un forcellone derivato dall’Aprilia RS 125 R utilizzata da Ralf Waldmann nel Motomondiale del 1993. La sospensione lavora con un ammortizzatore da mountain bike nascosto e componenti lavorati CNC direttamente nell’officina del preparatore tedesco. Anche la forcella anteriore arriva dal mondo racing Aprilia ed è stata adattata tramite piastre di sterzo artigianali. Non manca nemmeno un impianto frenante specifico con dischi in acciaio e pinze ad alte prestazioni, mentre le ruote utilizzano componenti PVM in magnesio.
La carrozzeria è rifinita con aerografie personalizzate e dettagli completamente realizzati a mano. Persino il faro ha una storia particolare: sarebbe nato durante una notte passata in officina dopo una festa, progettato quasi per scherzo utilizzando macchine CNC. Ed è forse proprio questo il bello di questa moto. Non nasce per essere razionale, pratica o veloce nel senso tradizionale del termine. È una dimostrazione di pura creatività meccanica, una costruzione fuori da ogni schema che esiste semplicemente perché qualcuno ha deciso che doveva esistere. E considerando che il suo creatore sta già lavorando a un nuovo progetto con motore V10 longitudinale, probabilmente questa follia non è nemmeno il capitolo finale.
