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Simon Crafar chiarisce i criteri per le sanzioni in MotoGP

Simon Crafar spiega come vengono valutate le sanzioni in MotoGP, senza considerare le conseguenze mediche.

Commissari MotoGP valutano l'azione, non le conseguenze, durante le sanzioni
Commissari MotoGP valutano l’azione, non le conseguenze, durante le sanzioni

Il 23 agosto 2026, Simon Crafar, presidente del panel dei commissari della MotoGP, ha chiarito i criteri per l’attribuzione delle sanzioni, rispondendo a un dibattito ricorrente sulle decisioni delle squadre. La domanda, spesso sollevata dai piloti e dal pubblico, è: perché un pilota che involontariamente manda un avversario all’ospedale non riceve sempre una sanzione più grave? Crafar ha spiegato che le decisioni non si basano sulle conseguenze mediche, ma sull’azione stessa, sulla sua pericolosità e sul contesto. Questo approccio, pur suscitando polemiche, è parte del sistema di regolamentazione della categoria.

Le sanzioni non sono una legge del talion

Secondo Crafar, le sanzioni non seguono un principio di equivalenza tra azione e conseguenza. «Le pénalités non sono mai una legge del talion», ha detto il commissario. Il fatto che un pilota abbia danneggiato un altro non implica automaticamente una punizione simmetrica. Il focus dei commissari è su come l’azione è stata compiuta, non sulle conseguenze che essa ha prodotto. Questo significa che un incidente, anche grave, non determina sempre una sanzione severa.

Un contatto può avere conseguenze diverse, ma la gravità dell’errore è il criterio principale. Crafar ha spiegato che un pilota può attraversare il bac a graviers e ripartire, mentre un altro, in una situazione simile, può fratturarsi un osso. La differenza non dipende solo dal tipo di incidente, ma anche dalla brutalità del motorsport. Attendere il diagnosi medico per decidere una sanzione sarebbe quindi ingiusto, poiché due azioni identiche potrebbero produrre conseguenze diverse.

La prevenzione è parte del lavoro dei commissari

Un altro aspetto chiave del lavoro di Crafar è la prevenzione. Non tutte le azioni problematiche vengono sanzionate immediatamente. Quando un comportamento è pericoloso ma non sufficientemente grave, i commissari registrano le immagini e avvisano i piloti. «S’il vous plaît, ne faites pas ça, sinon vous finirez par recevoir une pénalité», ha detto Crafar. Questo approccio mira a modificare i comportamenti prima che si ripetano. In molti casi, un semplice avvertimento è sufficiente.

La giustizia sportiva non deve riparare i danni, ma evitare che comportamenti pericolosi si ripetano. La filosofia di Crafar è chiara: la giustizia sportiva non deve riparare i danni causati da un incidente, ma evitare che comportamenti pericolosi si ripetano. Questo sistema, pur suscitando dibattiti, permette di comprendere perché, in MotoGP, un incidente grave non sempre comporta una sanzione severa. La complessità del sistema è parte del suo equilibrio tra sicurezza e libertà di gara. Il «Long Lap Penalty», una sanzione che aggiunge un giro al tempo del pilota, non è una compensazione per la vittima, ma un modo per riconoscere l’errore e prevenire futuri comportamenti simili. «Un tour long n’est pas si grave», ha detto Crafar, spiegando che l’obiettivo è educare i piloti, non punire le conseguenze. Questo approccio, pur suscitando polemiche, è parte del sistema di regolamentazione della categoria.