
La seconda tornata di misurazioni ADUO della FIA conferma Red Bull Ford come motore endotermico più potente della Formula 1 2026, esattamente come la prima. Tuttavia, il distacco tra Red Bull e i rivali non si è modificato, nonostante i gettoni di sviluppo già spesi. La domanda che si pone è se quei gettoni stiano davvero colmando un gap oppure se il gap in questione sia strutturale e non richiudibile con le armi regolamentari a disposizione. La situazione ha suscitato dibattito tra i costruttori, con Red Bull stessa che ha richiesto una revisione dei dati che la premiavano.
Un sistema di benchmark in discussione
La FIA misura la potenza della sola combustione interna di ogni power unit, stabilisce un benchmark sul motore più performante e assegna omologazioni extra, cioè finestre di sviluppo aggiuntive altrimenti vietate dal congelamento tecnico, a chi resta sotto una certa soglia di distacco. Nella tornata pubblicata questa settimana, Mercedes si conferma tra il 2 e il 4% sotto Red Bull Ford e riceve un’omologazione per il 2026 e una per il 2027; Ferrari, Audi e Honda, oltre il 4%, ne ricevono due a testa per ciascuna delle due stagioni. Numeri identici, percentuale per percentuale, a quelli della prima tornata di misurazioni.
La metodologia esatta con cui l’ADUO calcola quei numeri resta riservata: si conoscono la percentuale finale e il numero di gettoni assegnati, non il modo in cui si arriva a quella percentuale. Questo mantiene un certo grado di incertezza, anche per chi riceve le omologazioni. Non è nemmeno la prima volta, in questa stagione, che la fiducia tra costruttori sul rispetto della lettera del regolamento vacilla. A inizio 2026 era scoppiata una disputa parallela sul rapporto di compressione dei motori: il tetto regolamentare era stato abbassato da 18:1 a 16:1, ma la misura veniva effettuata a temperatura ambiente, e alcuni rivali sospettavano che Mercedes e Red Bull Powertrains, una volta il motore a temperatura di esercizio, riguadagnassero per dilatazione termica un rapporto effettivo più vicino ai vecchi 18:1.
Un paradosso in pista
Se Red Bull Ford ha davvero il miglior motore endotermico della Formula 1, perché in pista non si vede? La combustione interna vale poco più della metà della potenza complessiva di una power unit ibrida, il resto arriva da elettrico e recupero energia, ma resta singolare che il costruttore incoronato “migliore” nei banchi FIA non stia dominando il campionato, mentre Mercedes e Ferrari restano costantemente competitive pur partendo, sulla carta, da un motore endotermico inferiore. Questo solleva domande su come si valuta veramente la performance di un motore.
La FIA ha risolto la questione con un compromesso, introducendo dal 1° giugno 2026 controlli sia a freddo sia a caldo, e passando a un controllo solo a caldo dal 2027. Un regolamento nato per garantire equità aveva già avuto bisogno di una correzione in corsa dopo pochi mesi. Che un nuovo ciclo tecnico debba aggiustarsi strada facendo non è di per sé uno scandalo, capita a ogni cambio regolamentare importante. Ma sommato al fatto che, mesi dopo, il costruttore leader continua a chiedere revisioni sui propri stessi dati vincenti, il quadro complessivo racconta di un impianto regolamentare che fatica a convincere tutti, non solo chi ne esce penalizzato.
La terza tornata di misurazioni arriverà prima del Gran Premio di Città del Messico. Vale la pena chiedersi già da ora se, quando uscirà, sarà un numero in cui crederemo per davvero, o soltanto l’ennesimo numero che ci verrà chiesto di accettare.
