
La De Tomaso Mangusta, nata come risposta diretta alla Shelby Cobra, rappresenta un simbolo di rivalità e innovazione negli anni Sessanta. Costruita da Alejandro De Tomaso dopo la rottura con Carroll Shelby, la supercar fu progettata per sfidare la famosa vettura americana. La sua nascita fu il risultato di un conflitto di interessi e visioni divergenti tra due figure chiave del mondo automobilistico. La Mangusta, con un design aggressivo e tecnologie all’avanguardia per l’epoca, non solo affrontò la Shelby Cobra, ma anche la sua stessa immagine di potenza e prestigio.
Un progetto nato da una rottura
La partnership tra Alejandro De Tomaso e Carroll Shelby, inizialmente promettente, si concluse prima del previsto. Shelby, che cercava una vettura più competitiva per le gare Can-Am, si concentrò progressivamente sul programma Ford GT40, mentre De Tomaso perse interesse per il progetto. La rottura fu un punto di svolta: De Tomaso decise di dimostrare autonomamente la capacità della sua azienda. La scelta del nome “Mangusta” fu una provocazione diretta alla Shelby Cobra, un riferimento al fatto che la mangusta è uno degli animali in grado di affrontare e uccidere il cobra.
Un design iconico e tecnologie avanzate
La Mangusta fu progettata con un telaio derivato da quello della P70, caratterizzato da una struttura centrale a spina dorsale. Il motore, integrato nella struttura, era una soluzione già sperimentata sulla Vallelunga. La caratteristica più spettacolare era la parte posteriore: il propulsore era coperto da due grandi pannelli incernierati centralmente, capaci di aprirsi verso l’alto con un movimento simile a quelle ad ala di gabbiano. Il design fu curato da Giorgetto Giugiaro, che partì da un’impostazione stilistica originariamente concepita per Iso. Il risultato fu una carrozzeria bassa e aggressiva, destinata a diventare una delle più riconoscibili dell’epoca.
La Mangusta offriva contenuti sofisticati per l’epoca, tra cui aria condizionata, sterzo a cremagliera e alzacristalli elettrici. A seconda del mercato, dietro l’abitacolo trovavano posto V8 Ford da 4,7 o 4,9 litri, appartenenti alla stessa famiglia di motori impiegata sulla Ford GT40 Mk I. Una configurazione da 4,8 litri veniva accreditata di circa 302 CV, mentre la Cobra 427 disponeva di un enorme V8 da 7,0 litri e circa 485 CV. Nonostante le prestazioni non fossero superiori a quelle della Shelby Cobra, la Mangusta rappresentò un simbolo di indipendenza e innovazione.
Un’eredità di successo e riconoscimento internazionale
La produzione della Mangusta proseguì dal 1966 al 1971, con un totale di 401 esemplari costruiti. Nonostante non riuscì a eliminare commercialmente la Cobra, la Mangusta raggiunse un obiettivo fondamentale: far conoscere De Tomaso a livello internazionale. L’esperienza preparò il terreno per la successiva Pantera, che avrebbe avuto un rapporto ancora più stretto con Ford e sarebbe stata commercializzata negli Stati Uniti attraverso la rete Lincoln. Oggi la Mangusta è diventata una ricercata automobile da collezione, con esemplari che hanno raggiunto cifre elevate in asta.
La De Tomaso Mangusta rappresenta un simbolo di rivalità e innovazione, nata non solo come risposta alla Shelby Cobra, ma anche come testimonianza della capacità di De Tomaso di costruire una supercar capace di sfidare le più prestigiose vetture del tempo. La sua storia è un esempio di come la competizione può portare a risultati straordinari nel mondo automobilistico.
