
ANIASA, l’associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità, ha sollevato preoccupazioni sulla riforma del Codice della Strada, sottolineando il rischio di creare una sorta di “zona franca” per i cittadini stranieri che non pagano le multe. La norma in questione, che trasferisce la responsabilità economica delle infrazioni non pagate da clienti residenti all’estero sulle società di noleggio, potrebbe indebolire la deterrenza delle sanzioni e creare un sistema in cui i trasgressori non rispettano le regole senza conseguenze dirette. L’associazione ha inviato osservazioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), chiedendo di eliminare la norma e di adeguare l’Italia alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni relative alle infrazioni stradali.
Le multe e i cittadini non residenti
Secondo i dati diffusi da ANIASA, in Italia si registrano ogni anno circa 3,5 milioni di contravvenzioni elevate nei confronti dei veicoli a noleggio, delle quali il 43% commesse da cittadini non residenti. Le principali infrazioni riguardano l’accesso a zone a traffico limitato (20% dei casi), il superamento dei limiti di velocità (15%) e la circolazione su corsie riservate ai mezzi pubblici (3%). La media delle multe sulla flotta a noleggio risulta comunque inferiore a quella registrata sul parco circolante nazionale.
La norma in questione potrebbe creare un sistema in cui i trasgressori non rispettano le regole senza conseguenze dirette.
Il rischio di una “zona franca”
ANIASA avverte che la difficoltà di alcune amministrazioni locali nel notificare e riscuotere una multa da un conducente residente all’estero non può trasformarsi in una responsabilità economica per l’impresa che ha noleggiato il veicolo. “Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio”, sottolinea il presidente ANIASA Italo Folonari. “Se un automobilista residente all’estero commette un’infrazione in Italia, deve essere messo nelle condizioni di pagare la sanzione e deve sapere che quella violazione avrà conseguenze effettive. Spostare sul proprietario del veicolo l’onere del mancato pagamento rischia invece di produrre l’effetto opposto: deresponsabilizzare il trasgressore e indebolire la funzione deterrente delle sanzioni.”
Il rischio è la creazione di una vera e propria “zona franca” per chi commette infrazioni e non paga. Secondo Folonari, le imprese di noleggio finirebbero per farsi carico delle inefficienze del sistema, mentre i trasgressori non rispetterebbero le regole senza conseguenze dirette. Per risolvere alla radice il problema, ANIASA propone di cancellare la norma contestata, di accelerare l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva UE 2024/3237 e di valutare l’introduzione di un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e la riscossione delle sanzioni. Un meccanismo che, secondo l’associazione, eviterebbe di scaricare ancora una volta sulle imprese le inefficienze amministrative dello Stato.
Le osservazioni inviate al MIT non si limitano al tema delle sanzioni stradali, ma toccano diversi aspetti della revisione del Codice che incidono sull’operatività quotidiana delle imprese di noleggio. ANIASA chiede in particolare di fare chiarezza sulla responsabilità per il mancato pagamento dei pedaggi autostradali, applicando lo stesso principio per cui risponde chi ha l’effettiva disponibilità del veicolo. L’associazione chiede inoltre di disciplinare espressamente la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali, superando le attuali incertezze interpretative, e di semplificare gli obblighi di comunicazione sulla disponibilità dei veicoli, evitando che la gestione di flotte e contratti si traduca in un ulteriore aggravio burocratico per le aziende.
