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Volkswagen: le elettriche vendono troppo, ma la produzione si riduce

Volkswagen si trova in una situazione paradossale: le elettriche vendono bene, ma la produzione si riduce a causa di margini operativi ridotti.

Volkswagen: le elettriche vendono troppo, ma la produzione si riduce

Volkswagen si trova in una situazione paradossale: mentre le sue auto elettriche registrano un forte interesse nel mercato, la produzione nei suoi stabilimenti tedeschi si riduce. A Wolfsburg, la sede centrale del gruppo, si registrano tagli ai turni straordinari e una riduzione della capacità produttiva per il 2026. Nonostante la domanda per i modelli elettrici cresca in modo esponenziale, i margini operativi su ogni singolo modello a batteria rimangono più stretti rispetto a quelli garantiti da un equivalente a benzina. Questo crea un equilibrio economico difficile da gestire per un gruppo che ha appena lanciato un piano di taglio dei costi.

Un mercato in movimento verso l’elettrico

In Germania, gli ordini per auto elettriche superano quelli per vetture a benzina e diesel, ma a Wolfsburg la situazione è diversa. La produzione è stata ridimensionata, con turni straordinari cancellati e linee di assemblaggio ridotte. A fine anno, dal sito usciranno circa 580.000 veicoli, ben al di sotto dell’obiettivo iniziale che puntava oltre quota 600.000. La riduzione non riguarda solo i modelli elettrici, ma anche quelli a combustione, come la Golf e il Tiguan, che vedono un calo dell’interesse da parte dei clienti. Il futuro elettrico della fabbrica è già scritto e passa dalle prossime generazioni a zero emissioni della Golf e della T-Roc. Fino ad allora, però, le sue linee continueranno a sfornare vetture a benzina… esattamente ciò che il mercato di casa sta smettendo di comprare.

La sfida dei margini operativi

La forte domanda per i modelli elettrici non equivale a un aumento dei ricavi. I margini operativi su ogni singolo modello a batteria rimangono decisamente più stretti rispetto a quelli garantiti da un equivalente a benzina. Questo crea un problema enorme per un gruppo che ha appena avviato un piano spietato di taglio dei costi. A complicare il quadro c’è la fisica stessa dell’auto elettrica: un propulsore a batteria conta una frazione dei componenti di un motore termico, riducendo il numero di pezzi da montare e le ore di lavoro necessarie.

Per questo motivo, la ristrutturazione in atto prevede sforbiciate sia alla capacità produttiva totale sia agli organici, mentre il grosso delle risorse viene dirottato sullo sviluppo dei futuri modelli. Tra questi c’è grande attesa per la ID. up!, la super-utilitaria economica attesa per il prossimo anno. La nuova ID. Polo, assemblata in Spagna, ha già sfondato il tetto dei 40.000 ordini in tutto il continente, conquistando anche il premio per la categoria Budget al German Car of the Year (GCOTY).

A Emden ad esempio l’azienda ha dovuto programmare due turni extra per far fronte alle richieste della ID.7, sia nella variante berlina liftback sia in quella station wagon. Stesso scenario a Zwickau, dove le linee lavorano a pieno ritmo per la ID.3 Neo, la compatta a trazione posteriore recentemente aggiornata. Il vero fenomeno del momento resta però la nuova ID. Polo. Assemblata in Spagna, la piccola da città ha già sfondato il tetto dei 40.000 ordini in tutto il continente. Conquistando anche il premio per la categoria Budget al German Car of the Year (GCOTY) davanti a rivali storiche come Renault Clio e Twingo.

Un cortocircuito industriale. L’ironia della sorte è evidente. Volkswagen ha inseguito a lungo la transizione ecologica, chiedendosi quando i consumatori avrebbero finalmente risposto. Ora che quella risposta è arrivata (e con una forza inaspettata), la scossa rischia di mandare in cortocircuito gli stabilimenti concepiti nell’era del pistone. Wolfsburg resta incastrata in questo limbo.