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Asfalto autoriparante: resine epossidiche potrebbero riparare le buche prima che si formino

Nuova tecnologia per strade più resistenti: asfalto autoriparante con resine epossidiche potrebbe ridurre interventi di manutenzione.

Asfalto autoriparante: resine epossidiche potrebbero riparare le buche prima che si formino

L’asfalto autoriparante rappresenta una novità nella manutenzione delle strade urbane. Grazie alle resine epossidiche, il materiale potrebbe riparare le microfratture prima che si trasformino in buche, riducendo la frequenza degli interventi di manutenzione. Questa innovazione, sviluppata da ricercatori, si basa su un sistema che utilizza microcapsule contenenti sostanze in grado di attivarsi al momento opportuno, creando legami solidi e riparando le lesioni iniziali. Il sistema potrebbe permettere a una strada di autoguarirsi, limitando i danni e prolungando la sua vita utile.

Le buche: un problema comune e costoso

Le buche sono uno dei principali problemi delle strade urbane, causando danni ai veicoli e rappresentando un rischio per i ciclisti e i pedoni. Con il tempo, il traffico, le variazioni termiche e l’acqua infiltrata possono danneggiare l’asfalto, portando alla formazione di crepe e, infine, di buche. La manutenzione tradizionale interviene solo quando il danno è visibile, con operazioni che richiedono il riempimento o il rifacimento di parti della pavimentazione. L’asfalto autoriparante, invece, mira a intervenire in anticipo, sfruttando le proprietà del materiale stesso per limitare la propagazione delle crepe.

Le microfratture, spesso difficili da individuare, possono diventare buche se non vengono riparate tempestivamente.

Il meccanismo delle microcapsule

La tecnologia si basa su un sistema di microcapsule distribuite all’interno dell’asfalto. Queste particelle contengono sostanze in grado di favorire la riparazione, come resine epossidiche, che possono reagire con un apposito indurente per formare una struttura solida. Quando una microfrattura raggiunge una capsula, la sua parete si rompe liberando il contenuto nella lesione. Il materiale, in seguito, si indurisce e lega le superfici separate, ricomponendo la struttura del manto stradale. Questo processo, simile a un sistema di riparazione incorporato, permette al materiale stesso di intervenire autonomamente, senza l’intervento esterno.

Per garantire l’efficacia, la formulazione deve essere studiata con attenzione: la resina deve resistere alle temperature della lavorazione, non compromettere le caratteristiche meccaniche dell’asfalto e attivarsi solo quando serve. In alcuni studi, sono state utilizzate capsule separate, contenenti rispettivamente la resina e il suo indurente. Quando entrambe vengono liberate nella zona danneggiata, possono entrare in contatto e avviare la reazione di indurimento. Altri sistemi utilizzano sostanze rigeneranti che aiutano il bitume a recuperare parte delle sue proprietà.

Un equilibrio tra resistenza e reattività è essenziale per garantire l’efficacia del sistema.

Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Materials ha esaminato capsule contenenti due componenti di un sistema epossidico, valutandone la resistenza alle temperature, alle deformazioni e alla fatica. Nei test di laboratorio, la miscela con una concentrazione ottimale di capsule pari al 4% ha raggiunto un indice di autoriparazione del 67,8%, superiore a quello dell’asfalto di riferimento. Tuttavia, il dato riguarda le condizioni e il metodo di prova adottati dai ricercatori e non equivale alla percentuale di buche che potrebbero essere eliminate sulle strade reali.

La ricerca ha anche evidenziato la necessità di trovare un equilibrio tra due esigenze: le capsule devono sopravvivere alle alte temperature e alle sollecitazioni della produzione e della posa, ma devono anche rompersi quando una crepa raggiunge la loro posizione. Se si danneggiano troppo presto, il materiale riparatore viene disperso prima che si verifichi una lesione; se sono troppo resistenti, potrebbero non attivarsi al momento opportuno. Restano da verificare anche la durata nel tempo, il comportamento dopo cicli di gelo e disgelo, la resistenza al traffico pesante e la convenienza economica su grandi superfici.