Stampanti 3D nell’automotive: un utilizzo sempre più diffuso

Di , scritto il 26 Settembre 2018

Non è affatto sorprendente che le più importanti case automobilistiche e le università che svolgono ricerca nel settore automotive investano porzioni crescenti del loro budget nella stampa 3D. Si tratta infatti di una tecnologia quanto mai versatile e funzionale, che incontra la disponibilità delle aziende del settore hi-tech pienamente disponibile alla creazione di sinergie e soluzioni sempre più innovative per la prototipazione e la realizzazione di parti di veicoli. In particolare, stiamo assistendo al grande sviluppo della cosiddetta produzione additiva (in inglese additive manufacturing o AM), un processo in cui gli oggetti vengono fabbricati sulla base di modelli 3D computerizzati, aggiungendo uno strato di materiale sopra l’altro (laddove le metodologie di produzione sottrattiva lavorano mediante asportazione di trucioli, taglio e foratura).

Tra i progetti recenti più interessanti nel settore automotive, ha trovato vasta eco la partnership tra un team di studenti della Facoltà di Ingegneria Meccanica di Brescia e l’azienda Elmec, che hanno messo a punto la progettazione e la produzione con stampanti 3D di componenti funzionali in grado di migliorare le performance meccaniche di una motocicletta da corsa. Per la precisione, sono stati stampati prototipi di parti di una moto molto più leggere rispetto ai modelli tradizionali – che contribuiscono a rendere la due ruote più veloce. Questo è avvenuto mediante l’impiego di materiali come nylon, fibra di carbonio e compositi – che consentono di produrre pezzi resistenti a forti sollecitazioni meccaniche, come sbalzi di temperatura o forti pressioni.

Ma vediamo un riassunto schematico di altri vantaggi della stampa 3D per l’automotive:
* Facilità e rapidità nell’apporto di modifiche al design, ai materiali, alle forme, ai colori (un notevole boost per la creatività del progettista!).
* Riduzione fino a 10 volte dei tempi di produzione di un prototipo di un componente rispetto alle tecniche tradizionali.
* Costi relativamente competitivi (e comunque destinati a scendere in futuro).
* Riduzione al minimo degli scarti (con una doppia valenza: economica e ambientale).
* Possibilità di produrre pezzi di ricambio – anche quelli di difficile reperibilità o già fuori produzione (si moltiplicano gli esempi di progetti in cui le auto d’epoca sono rinate grazie alla stampa 3D).
* Produzione di parti migliorate sotto l’aspetto ergonomico e personalizzate in base alle esigenze del cliente (prodotti on-demand).

Per andare incontro alle necessità di chi opera in questo settore stanno nascendo luoghi virtuali di collaborazione interessanti, come ad esempio il progetto 3i-PRINT, una sorta di piattaforma aperta/forum per la messa a punto di prototipi innovativi, che permette la rapida implementazione di nuove idee. In tutta Europa si segnala una carenza di tecnici qualificati in questo settore, capaci di utilizzare le tecnologie di produzione avanzata che stanno dietro la stampa 3D – questo vuol essere un invito ai nostri lettori più giovani a prendere in considerazione un corso di studi e una carriera destinati a essere sempre più ricercati in futuro.



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