
Acquistare un’auto usata importata può sembrare un’ottima opportunità per risparmiare, ma nasconde rischi non sempre evidenti. Secondo un’analisi su 25.000 vetture, il 36% delle auto importate ha subito danni o incidenti in passato, contro il 25% delle usate nazionali. Il risparmio si vede subito, ma i danni restano scritti in un archivio all’estero, rendendo difficile ricostruire la storia completa del mezzo prima dell’acquisto.
Marchi tedeschi dominano l’importazione
I marchi tedeschi, come Audi, Mercedes e BMW, rappresentano la maggior parte delle auto importate in Italia. Tra le vetture analizzate, il 17% è di marca Audi, il 12% Mercedes e l’11% BMW. Il dato più preoccupante riguarda la BMW: quasi una su due (46%) ha subito danni o incidenti in passato. Questi numeri mettono in luce come l’importazione di vetture di alto livello non sempre garantisca una storia di manutenzione impeccabile. La visura PRA non basta per comprendere la storia completa dell’auto. Questa visura riguarda solo la situazione italiana, cioè intestazione, fermi amministrativi, ipoteche e passaggi di proprietà avvenuti in Italia, e non contiene lo storico estero di incidenti e chilometri. Per un’auto importata, il controllo decisivo è il report sullo storico estero, da fare prima dell’acquisto.
Controlli essenziali prima dell’acquisto
Per evitare acquisti a rischio, è fondamentale verificare lo storico estero dell’auto. La chiave per ricostruire la storia è il numero di telaio, il VIN, con cui si può richiedere un report che raccoglie incidenti e letture del chilometraggio registrati all’estero. Il costo di un tale report parte da circa 30 euro. Inoltre, è necessario esaminare i documenti di immatricolazione del Paese d’origine, come il certificato tedesco o la carte grise francese, insieme ai tagliandi e alle fatture delle manutenzioni estere.
Il rischio del chilometraggio manomesso è triplo rispetto alla media. Un mezzo di nove anni con pochi chilometri va guardato con sospetto: il rischio di contachilometri alterati è triplo rispetto alla media. Per verificare la veridicità dei dati, è necessario incrociare più fonti: i documenti di manutenzione, i tagliandi esteri, lo stato di usura reale dell’auto e, dopo la reimmatricolazione, i chilometri delle revisioni italiane sul Portale dell’Automobilista. Se i numeri non tornano o il venditore rifiuta l’ispezione, è meglio fermarsi. La sensibilità per questi controlli è crescente: nell’estate 2026, le verifiche dello storico prima dell’acquisto sono aumentate del 59%, con circa una vettura controllata su sette di provenienza estera. Questo incremento indica una maggiore consapevolezza del rischio legato all’acquisto di un’auto usata importata.
