
Il MotoGP, che una volta era dominato quasi esclusivamente dai costruttori giapponesi, oggi vede Honda e Yamaha distaccarsi sempre di più da Ducati e Aprilia. A sottolineare questa situazione è Carlo Pernat, presidente della FIM, che ha espresso preoccupazione per la posizione delle due case di Iwata e Tokyo. Secondo i dati del 2026, Yamaha si trova al fondo del campionato costruttori, con solo 73 punti dopo dodici gare, ben lontano dai 247 del 2025. Honda, pur tentando di ristabilire la competitività, non ha visto miglioramenti significativi. La distanza tra i due costruttori e le squadre italiane si fa sempre più marcata, con Ducati che domina e Aprilia che si conferma come candidata seria al titolo.
Un passato di successi e una presente di difficoltà
Dal 2002 al 2019, Honda e Yamaha hanno vinto quasi tutti i titoli piloti, con un solo escluso. Tuttavia, la situazione attuale è completamente diversa. Dopo la stagione 2023, i due costruttori hanno registrato solo una vittoria e dieci podi, mentre Ducati ha imposto la sua supremazia e Aprilia si è affermata come una delle principali contendenti. Pernat ha sottolineato come questa evoluzione sia inquietante, soprattutto per i concessionari e i dettaglianti che si trovano a dover affrontare una crisi di immagine e di risultati.
La distanza tra i costruttori giapponesi e le squadre italiane si fa sempre più marcata. La posizione di Yamaha, con solo 73 punti dopo dodici gare, è un segnale preoccupante. La casa di Iwata, che aveva registrato 247 punti nel 2025, si trova in una situazione di grave difficoltà. Honda, pur tentando di migliorare, non ha visto un progresso sufficiente. La competizione si è spostata verso le squadre italiane, che sembrano più in grado di mantenere un livello di prestazioni elevato.
Un cambiamento tecnico che ha costi elevati
Yamaha, in particolare, ha subito un cambiamento tecnico di grande portata, abbandonando il motore a quattro cilindri in linea per adottare un V4, un passo che prepara la nuova generazione 850cc del 2027. Tuttavia, questa transizione ha avuto un impatto negativo sulla stagione 2026, con la squadra che si trova a lottare per mantenere un livello di prestazioni accettabile. Pernat ha riconosciuto che, nonostante i grandi investimenti, la situazione non è migliorata abbastanza rapidamente.
Il problema non riguarda solo la competizione, ma anche la capacità di mantenere un legame con i fan e di vendere motocicli. Pernat ha sottolineato che il MotoGP non è solo un evento sportivo, ma anche una vitrina globale per i costruttori. La perdita di prestigio di Honda e Yamaha ha quindi conseguenze ben al di fuori del paddock. I concessionari e i dettaglianti, in particolare, stanno chiedendo una reazione concreta, non solo in termini di prestazioni, ma anche di strategia e investimenti.
La crisi di Honda e Yamaha non riguarda solo la competizione, ma anche la capacità di vendere. Con 18 milioni di motocicli venduti all’anno, Honda non può permettersi di restare inerte. La distanza tra Honda e Ducati è troppo grande, e il tempo a disposizione per recuperare è limitato. Pernat ha espresso una critica severa nei confronti di Honda, che non ha mostrato un miglioramento sufficiente. La situazione sembra essere in una fase di transizione, con le due squadre italiane che sembrano essere in grado di mantenere il controllo del campionato.
