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L’Italia si colloca al settimo posto in Europa per i prezzi della benzina, con un pieno da 50 litri che costa 99,40 euro. Il rialzo, che ha visto un aumento del 20,2% tra febbraio e agosto 2026, ha portato i prezzi a 1,988 euro al litro, superando la media dei Ventisette Stati membri dell’Unione Europea ma rimanendo leggermente sotto la media dell’area euro. La componente fiscale, che rappresenta il 51,9% del prezzo finale, è tra le più alte dell’Unione, con una forbice che va dal 30,1% della Svezia al 56,3% di Malta. La chiusura dello Stretto di Hormuz il 28 febbraio 2026 ha contribuito al rialzo, con la Commissione europea che ha segnalato prezzi energetici sopra i livelli della crisi del 2022-2023.
Le tasse spiegano la differenza tra i Paesi
La fiscalità gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dei prezzi della benzina in Italia e in tutta l’Unione Europea. In Italia, il 51,9% del prezzo finale è dovuto alle accise, un valore tra i più elevati dell’Unione. La forbice europea va dal 30,1% della Svezia al 56,3% di Malta, dove i prezzi sono comunque tra i più bassi nonostante le tasse siano le più alte. Malta applica un sistema di controllo dei prezzi che separa il mercato interno dalle oscillazioni internazionali, permettendole di mantenere prezzi bassi nonostante le tasse elevate. Questo sistema è unico nell’Unione e ha permesso a Malta di non registrare variazioni durante la crisi del 2026.
Le misure fiscali e il loro impatto
Il governo italiano ha adottato diverse misure fiscali per gestire l’aumento dei prezzi dei carburanti nel 2026. Dal 1° gennaio 2026, l’Italia ha equalizzato le accise di benzina e gasolio, abbassandole sulla benzina e alzandole sul gasolio. Dal 19 marzo, le accise sono state ridotte su entrambi i carburanti, e dal 1° maggio sono state nuovamente aumentate sulla benzina e sul GPL. Queste misure sono state temporanee e sono terminate nel luglio 2026, contribuendo al mantenimento dei prezzi elevati anche quando le quotazioni internazionali si sono stabilizzate. La mancanza di sconti fiscali ha rallentato il ritorno ai livelli precedenti, nonostante il greggio abbia visto un calo delle quotazioni.
Un pieno da 50 litri di benzina costa 99,40 euro in Italia, 122,26 euro in Danimarca e 67 euro a Malta. La differenza tra il Paese più caro e quello più economico supera i 55 euro. La Danimarca, con 2,445 euro al litro, è il Paese più caro, mentre Malta, con 1,340 euro al litro, è il più economico. La media dei Ventisette Stati membri si attesta a 1,924 euro, mentre quella dell’area euro è di 2,008 euro. L’Italia, con 1,988 euro per la benzina, si colloca al settimo posto, sopra la media europea ma sotto quella dei Paesi che condividono l’euro.
Sul gasolio, invece, l’Italia ha visto un aumento del 22,2%, un ritmo più lento rispetto alla maggior parte degli altri Stati membri. Sul gasolio, l’Italia si colloca al settimo posto con 2,079 euro al litro, superando la media dei Ventisette ma rimanendo sotto la media dell’area euro. La media dei Ventisette è di 2,033 euro, mentre quella dell’area euro è di 2,089 euro. La differenza tra il Paese più caro e quello più economico sul gasolio è di quasi 1,17 euro al litro, corrispondente a circa 59 euro su un pieno da 50 litri.
