Home » Carburanti: perché dal 1930 paghiamo le accise? | ma perchè continua ad esserci!

Carburanti: perché dal 1930 paghiamo le accise? | ma perchè continua ad esserci!

Cosa sono le accise? Perché vengono applicate al costo della benzina e diesel? Dal 1930, in Italia, si pagano ancora delle imposte che riguardano eventi storici. Ecco quali sono, a cosa corrispondono e perché continuano ad esserci

Accise sul carburante
Perché vengono applicate le accise sui carburanti e cosa sono, foto @web

Con il già acclarato rincaro dei prezzi del carburante è inevitabile capire meglio la natura dei costi di benzina e diesel, quindi anche delle accise. Effettivamente, l’aumento dei costi relativi alla benzina sono dovuti al conflitto in Ucraina che hanno condizionato il fermo delle navi mercantili e delle materie prime provenienti dalla Russia. Ma non va dimenticato che una buona parte del prezzo del greggio (40%) è il corrispettivo di accise che sono state introdotte negli anni ’30 dello scorso secolo senza mai essere state eliminate del tutto.

In parole povere, le accise sono delle imposte che vengono applicate come tasse su uno o più specifici servizi. Questa sulla benzina è un’imposta di consumo (cioè riguardante la quantità del prodotto e non del prezzo) da pagare sulla produzione e vendita del carburante. Un esempio di simile imposta di consumo è l’IVA.

Diversi sono i beni che in Italia sono soggetti alle accise, tra cui i tabacchi, l’alcol, il gas metano, l’energia elettrica, gli oli lubrificanti, ecc.

Per quale motivo si pagano le accise sulla benzina?

Dagli anni 2000 si è considerato l’inquinamento causato dal carburante, quindi la decisione di tassare tale prodotto è da imputare alla necessità di limitare l’importazione di forniture da altri Paesi, all’inquinamento e alla considerazione di eventuali crisi economiche di Stato.

La prima delle 19 accise presenti in Italia risale al 1935 per sostenere la guerra d’Abissinia, prima, e quella in Etiopia dopo. Tali accise ammontavano al 0,1 centesimo e 1,5 centesimi, a queste si sono aggiunte quella per far fronte alla crisi del canale di Suez, l’alluvione di Firenze e le missioni in Libano e in Bosnia. L’ultima in ordine cronologico è risalente al 2014, relativa al “decreto Fare” che, anche se è rimasto in vigore solo un anno, l’imposta è rimasta.

Al contrario di molte dicerie non corrette sulle accise applicate ai carburanti, è pur vero che sono state istituite negli anni antecedenti il secondo conflitto mondiale, ma dal 1995 quel che ne deriva non finanzia il bilancio statale in specifiche attività, ma nel suo complesso -fattore più che positivo e favorevole per tutti.
Quindi la risposta al perché vengono pagate ancora le accise sulla benzina -dopo più di ottanta anni- è di facile intuizione: lo Stato riscuote una notevole quota con 0,41 euro per litro, utile a finanziare le attività pubbliche. Se si considerano le imposte sulla fabbricazione si riassume che senza accise un pieno verrebbe a costare circa la metà di quanto costa oggi.

pompa di benzina e diesel
Imposte su benzina e diesel, foto @web

In Italia, c’è da dire, che le accise non sono tra le più alte in Europa. I Paesi Bassi sono i detentori delle imposte più alte, mentre la Spagna è il Paese che in area Euro grava in minor modo sulle accise.